Da sempre sono una sostenitrice convinta della corrente di pensiero anti-sberle-e-sculaccioni!
Con le critiche addosso di nonni e zii che incalzano (nei momenti più sbagliati) con frasi del tipo “Quando fa così ci vuole solo un sano sculaccione!” o “Una sberla e via! E vedi poi come ti ubbidisce!” o … la classica “Quando ci vuole, ci vuole!”
La sberla o lo sculaccione sono per me l’ammissione di incapacità del genitore di comunicare in quel momento con il proprio figlio e di trasmettergli un’adeguata autorevolezza. A volte mi è capitato di doverle dare (quelle che ha preso mostro grande si contano sulle dita di una mano, quelle che han preso le altre due… un pò di più …) … ma proprio come ultima spiaggia: prima le provo tutte! Dialogo, indifferenza, distacco, a volte anche qualche castigo, voce grossa e voce bassa … ma poi, in assenza di un qualsiasi cenno di reazione, cedo e SPEM arriva. La reazione è diversa da mostro a mostro. Mini mostro, che è sempre molto teatrale, inscena una tragedia con pianti sconsolati e genuflessioni in cerca di perdono; mentre mostro di mezzo mi guarda con aria di chi ha subito il torto più grande: non una parola, non si muove, non versa una lacrima … ma continua a fissarmi con aria inquisitoria!
E in me cresce un grandissimo senso di incapacità e di fallimento … 🙁 … ma poi, a volte, accade qualcosa che fa svanire ogni frustrazione e mi fa pensare che forse forse ci voleva: quella cosa che hai supplicato per giorni e per mesi, per cui non c’è stato verso di fargliela fare, poi arriva? Non proprio subito dopo la sberla … ma arriva … e allora mi chiedo, ma davvero ci vuole?